Aperta la diga dell’antifascismo dilaga l’odio razziale

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Il colore dello stupro.

 

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Le parole di Debora Serracchiani, nata e cresciuta nella scia renziana dei rottamatori e balzata ai vertici del partito democratico, nonché eletta governatrice della regione Friuli Venezia Giulia, è spesso protagonista di affermazioni controverse, come controversa e ambigua è la storia del PD. Le parole pesantissime e inquietanti scritte della Seraacchiani non sono un incidente di percorso ma rappresentano una scelta del partito renziano sempre più ammiccante a Salvini e Grillo. Queste parole, riportate da tutti i media: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre  ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese”, rappresentano un cambio di paradigma culturale inedito  e preoccupante.  Non c’è molta differenza tra il mantra leghista che apostrofa gli immigrati e i rifugiati come malviventi e stupratori e le parole della Serracchiani.

Ora vorrei comprendere attraverso quali studi antropologici e psicologici la Serracchiani possa stabilire che lo stupro è più odioso se commesso da un maschio italico o da un maschio proveniente dal sud del mondo. Lo schifo dello stupro sta nello stupro in sé, un crimine di cui gli uomini si macchiano da sempre a qualsiasi latitudine e longitudine, che parlino italiano, francese, danese, swahili, urdu o arabo. La gravità dello stupro è nell’atto in sé e non dipende dal colore della pelle. Non esiste uno stupro minore se viene compiuto da un norvegese rispetto a quello compiuto da un siriano. Alla base della violenza sulle donne esiste una cultura, o meglio, incultura  maschilista e violenta, trasversale a tutte le civiltà e tutte le provenienze geografiche o religiose che porta degli uomini a vedere le donne non un soggetto con cui relazionarsi ma un oggetto di cui impossessarsi a tutti i costi atttraverso l’atroce ferita dello stupro fino al femminicidio. Cosa c’entra questo conl’ospitalità? Niente, zero assoluto. E’ un paragone ridicolo e pericoloso perchè vuol dire che gli stranieri presenti sul nostro territorio non saranno mai cittadini ma sempre “ospiti”. E un ospite, si sa, deve stare con due piedi in una staffa ed essere grato ai suoi benefattori.

La Serracchiani anziché pronunciare queste esternazioni che dimostrano come la propaganda xenofoba sia molto pervasiva, farebbe bene a chiedersi come mai il nostro Parlamento non abbia ancora approvato lo ius soli e la conquista del permesso di soggiorno sia una corsa ad ostacoli spaventosa. O come il PD abbia preso sempre più una deriva di destra con il decreto Orlando-Minniti e la legittima difesa. Dato questo quadro politico, non credo che si sia trattato di un incidente perchè la Serracchiani va anche oltre affermando che i reati commessi dai migranti sono più gravi di quelli commessi dei nativi perchè rompono il patto di accoglienza. Ma cosa sarebbe questo patto dì accoglienza? Se non fosse per i volontari e le associazioni umanitarie che lavarono nel Mediterraneo e nei luoghi dove sono i migranti,  il Mediterraneo sarebbe un cimitero ancora più affollato e le città avrebbero una massa di disperati abbandonati al loro destino.

La prossima proposta choc della governatrice friulana saranno mezzi di trasporto segregati come negli USA  negli anni ’60 o nel Dudafrica fino a 20 fa?

 

 

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Il falso femminismo di Le Pen fa breccia nell’elettorato femminile

Condivido questo articolo molto interessante che spiega come il cambiamento di “marketing propagandistico” di Marine Le Pen, che include anche l’utilizzo del simbolo rappresentato da una rosa blu, abbia fatto breccia nelle done anche con un passato femminista e di appartenenza alla gouche francese.

https://www.theguardian.com/world/2017/mar/18/front-national-anger-marine-le-pen-female-supporters

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https://nonunadimeno.wordpress.com/portfolio/sciopero-lotto-marzo/

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L’Europa, Trunp…olino di lancio per l’America.

L’America, è pleonastico affermarlo, ha sempre rappresentato un modello per l’Europa sia nel campo culturale che in quello tecnologico e, spesso, anche politico.  Gli USA sono stati sempre considerati un grande democrazia  nonostante in numerose occasioni ci abbiano portato vicino a una nuova guerra mondiale. Sono moltissimi gli estimatori della democrazia americana nonostante il fatto che gli USA rappresentino ancora il gendarme del mondo e che siano la causa disastri indicibili dal Medioriente  all’Asia Centrale.

Negli ultimi anni però è in Europa che si sta innalzando un forte vento populista con spinte verso i partiti di destra e di estrema destra. L’Ungheria e la Polonia sono governate dall’ultradestra, molti paesi europei sono governati da partiti centristi o conservatori. Fa eccezione la piccola Grecia, l’ininfluente Portogallo e la Francia. Anche laddove i partiti di sinistra sono al governo,  hanno sposato politiche neoliberiste che hanno drasticamente impoverito amplissime fasce della popolazione. In una crisi duratura senza precidenti che rende l’economia stagnante se non in recessione, la destra  individua falsi problemi e si creano ad arte emergenze immigrati per fare breccia nell’elettorato più arrabbiato, più deluso, più colpito, più impoverito.

In questo scenario si è allargato il consenso elettorale verso i partiti più xenofobi e reazionari che vedono in testa il Fronte National, Alternative Fur Deutschland, la Lega di Salvini e l’austriaco Heider. Questi partiti cosiddetti populsiti cavalcano la crisi e i bassi salari, la mancanza di prospettive future e usano un lessico altamente ambiguo e fuorviante.

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Secondo il filosofo  Pierre Dardot, “Fanno una deliberata confusione tra la sovranità del popolo e la sovranità dello stato-nazione. In Francia Marine Le Pen invoca il popolo perché vuole rafforzare le prerogative dello stato-nazione. La sua idea di sovranità consiste nel rafforzare il potere sul popolo. Vuole rafforzare in maniera autoritaria il potere dello stato a svantaggio proprio del popolo, ovvero la possibilità di tutti di partecipare alla vita politica e agli affari pubblici. Viceversa la sovranità popolare, il potere del popolo, è l’esercizio diretto del potere da parte del popolo. Un capitalista come Trump può fare gli interessi del popolo alla Casa Bianca?”

Questo è il punto nodale su cui si gioca la mistificazione dei partiti deella destra europea e di quella americana incarnata da Trump. Tutti i politici “populisti” non contemplano minimamente una maggiore partecipazione dei cittadini bensì il loro successo porterebbe a una forte accentramento dei poteri. Laval chiarisce ulteriormente che: “è una risposta neoliberale alla crisi del capitalismo. Accentua la guerra commerciale tra gli stati: guerra finanziaria e fiscale nel quadro di una concorrenza generalizzata. Le diverse configurazioni del populismo, da Trump alla Brexit, sono l’espressione di una politica che appare anti-sistema ma che rafforza il sistema.”

Esiste anche un “populismo” di sinistra come quello di Podemos che  fa riferimento al filosofo argentino Ernesto Laclau che valorizza il leader e crede in una forma di potere di tipo plebiscitario. Un’idea di partito questa molto vicina a quella del movimento di grillo ma ampiamente condivisa come prassi dal leader del PD, Renzi.

Come si esce da sinistra alla crisi? Non esistono veri partiti di sinistra o socialisti in Europa. Syriza è schiacciato dalle politiche si austerity imposte dall’Unione Europea; il Portogallo timidamente sta attuando una politica  di redistribuzione molto osteggiata da Bruxelles. E ancora Dardot, in un’intervista rilasciata al Manifesto conclude: “L’Unione Europea, così com’è, è detestabile. La federazione è un modello politico alternativo che potrebbe ispirare un’organizzazione internazionale aperta con l’obiettivo di federare i popoli europei nell’ottica di una co-partecipazione agli affari pubblici. L’Europa ha bisogno di una prospettiva internazionale per rifondare la democrazia in Europa su altre basi rispetto a quelle neoliberali, non per combattere per la sovranità dello stato-nazione.”.  In questa direzione sembra andare il movimento fondato da Varufakis Diem25, un movimento politico sovranazionale. Sono timidi passi. forse potrebbe essere una buona strada da percorrere.

http://ilmanifesto.it/pierre-dardot-e-christian-laval-il-populismo-e-la-parola-del-nemico

https://diem25.org/home-it

 

 

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Podemos, vince il “populismo di sinistra” di Iglesias

di Steven Forti e Giacomo Russo Spena“Unità, umiltà”. Queste sono le parole che riassumono il congresso di Podemos che ha sancito una vittoria por goleada di Pablo Iglesias. Una nuova lezione per la sinistra nostrana che alla Spa

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L’Europa maldestra di Grillo

di Antonia Pagano

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Grillo e il M5S avevano impostato l’ultima campagna per le lezioni europee in chiave antieuro e propagandando un referendum  a tale scopo. Referendum che in Italia non si può tenere in quanto non previsto dalla nostra legislazione.

Si svolgono le elezioni europee e Grillo si allea con uno dei  partiti più reazionari: l’Ukip di Farage. L’Ukip è un partito xenofobo e nazionalista britannico, per molti aspetti molto simile alla Lega di Salvini, partito che è stato al centro della campagna politica della Brexit.  La Brexit, con l’incredulità di molti, sebbene di misura, avviene e, Grillo tenta di giocare di anticipo. Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, non ci saranno più rappresentanti britannici al parlamento europeo e, di conseguenza, nel futuro parlamento europeo l’Ukip non siederà più.

Grillo avrebbe potuto allearsi con i Verdi, ma i verdi europei sono progressisti e aperti in tema di immigrazione, terreno questo molto ambiguo in casa pentastalleta in quanto tutte le affermazioni del vertice del partito-nonpartito, sono spesso in sintonia con il refrain “aiutiamoli  a casa loro” di stampo leghista.

L’ex comico partorisce allora un’idea geniale. Decide di entrare nel gruppo dell’Alde, gruppo moderato di centro,  europeista per antonomasia, pro Euro e, soprattutto pro Titip, trattato che a parole i pentastellati contestano. L’Alde è un gruppo che accoglie anche Monti e il partito populista di centrodestra spagnolo, Ciutadanos. Grillo è disponibile a fare gruppo unico con tutti tranne che con le formazioni politiche di sinistra perchè, per ovvie ragioni, ritiene di subirne un danno elettorale.

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Il presidente dell’Alde Guy Verhofstadt ferma le trattative e non accetta l’ingresso dei pentastellati nel suo gruppo essendo ritenuti inaffidabili. Uno schiaffo in faccio a tutti gli effetti che, come in molte altre circostante, fa assumere ai cinquestelle il ruolo di vittime e discriminati. Grillo affermerà che l‘estabilisment si è messo di traverso, che è tutta la vecchia politica a fare barriera contro i cittadini. Frasi sentite e risentite.

C’è un vulnus nell’operato di Grillo che stride fortemente con l’idea di democrazia dal basso. Democrazia dal basso significa partecipazione e condivisione. Nel caso pentastellato invece Grillo decide e dispone insieme a Casaleggio Jr per poi chiamare gli affiliati, in giorni ed orari da lui arbitrariamente  stabiliti, solo per ratificare decisioni assunte in modo verticistico. Dunque,  non è stato chiesto ai grillini certificati, quelli che hanno diritto di voto, cosa pensassero del cambiamento del gruppo parlamentare e dell’ingresso in un altro gruppo, ma sono stati messi di fronte a scelte compiute al vertice.

Grillo voleva favorire la costituzione di un gruppo con L’Alde perchè questo gruppo, essendo molto numeroso, avrebbe ricevuto più finanziamenti e avrebbe favortio la Casaleggio Associati. In  che modo? La Caseleggio Associati avrebbe gestito la piattaforma digitale del gruppo in quanto “Il rapporto tra Casaleggio Associati, blog di Beppe Grillo e sito del M5S è molto stretto: l’azienda ha sviluppato e controlla, insieme a un gruppo ristretto di parlamentari del Movimento, le tecnologie per la “democrazia diretta” e per la raccolta fondi che sono alla base della piattaforma “Rousseau” usata dal partito; inoltre BuzzFeed ha verificato che il blog di Grillo, i siti del M5S e quelli che si definiscono di news utilizzano lo stesso set di server, così come i sistemi per la pubblicità di Google e l’analisi delle visite”. (fonte Il Post)

Fortunatamente si leva qualche voce di dissenso e degli europarlamentari grillini decidono di lasciare il movimento e di aderire al gruppo misto. Grillo minaccia multe da centinaia di migliaia di euro nei confronti dei dissidenti ma sa bene che le sue minacce sono fasulle. I parlamentari europei, come quelli al Parlamento italiano, non hanno vincolo di mandato e se Grillo vuole fare cassa con le paventate “multe” ha sbagliato strategia. La pecunia gioca sempre un ruolo fondamentale nelle giravolte grilline cintrariamente ai lro principi di una politica senza costi.

In conclusione, la vicenda europea dei grillini ci rimanda, come se ancore ce ne fosse bisogno, un movimento senza una chiara strategia politica, una platea di eletti che non risponde agli elettori ma ai vertici del movimento, una classe politica inesperta, spesso inconcludente, approssimatica e mALDEstra.

 

 

 

 

 

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Che vinca il no

di Elettra  Deiana

Ho fatto di tutto per la vittoria del no, perché quel no è il frutto della mia storia. E’ una scelta di campo, che non poteva essere diversa, perché non voglio aver nulla a che spartire con chi – Renzi in questo caso – ha accolto l’invito a chiudere definitivamente in Italia una partita vecchia di quaranta anni, iniziata non a caso nel pieno di una stagione effervescente di lotte, protagonismo politico dal basso, movimenti, categorie sociali – la classe operaia allora in testa – e nuove soggettività politiche che si mettevano in gioco. Le donne e femminismo, tra le altre, che sfondarono i confini della moderna categoria di libertà, espandendone lo statuto e la forza di contagio. Un forza che ancora dura. Una stagione animata da una grande tensione ideale, tesa a restringere il gap tra quello che la Costituzione diceva e quello che ancora duramente affannava il Pese, tra l’eleganza letteraria del dire la democrazia e la contraddittoria realtà del viverla. Non si invocava un generico cambiamento che, come sappiamo, può essere tutto e il contrario di tutto, ma si agiva concretamente per un cambiamento dei rapporti sociali e perché la democrazia non fosse un guscio vuoto: questo il punto. Se la Costituzione del 48 trasse dal sangue della Resistenza antifascista la sua legittimità, è dalle lotte di quel periodo che inverò la sua forza di essere, poter essere, riferimento per quella parte della società italiana che non godeva dei privilegi di nascita e/o di prossimità al potere costituito. O che difendeva il diritto a esercitare il pensiero critico. Questo avvenne per un periodo. E contro questo si mossero tutti quelli che si mossero.Moltissimi.
Contro quella stagione, che fu di gran parte del mondo occidentale e non solo, si mossero i poteri che allora contavano e ancora contano, rappresentati da think tank prestigiosi, gruppi di studio, personalità, economisti, intellettuali, esponenti di governi, fattisi tutti paladini dell’urgenza di una rivoluzione neo-liberale che rimettesse in ordine le cose. La Commissione Trilateral (Usa, Europa, Giappone) era la voce più prestigiosa e potente di questo mondo di potenti. Decisero che era venuta l’ora di suonare l’allarme, mettere un alto là a quell’effervescenza di popolo, a quel moltiplicarsi di richieste, a quella “insana” tendenza a spingere in alto i salari e gli stipendi, rafforzando il Welfare State. Disturbava soprattutto l’eccesso di politica, l’eccesso di partecipazione popolare. l’eccesso di democrazia, che, a loro dire, rendeva difficile il governare secondo la logica dei poteri costituiti. Occorreva ripristinare il prestigio dell’autorità delle istituzioni del governo centrale. Eccesso di democrazia, come è stato ripetuto tre anni fa dall’ ormai notissima società finanziaria di New York JP Morgan, a proposito delle Costituzioni antifasciste. Notizie, queste, note e stranote, di cui chi ha in mano il potere ha parlato e continua a parlare, ogni volta ce ne sia l’utilità, la convenienza, l’interlocuzione. Ma se ne parli tu sembrano cose che non c’entrano nulla col “merito”. Ma il merito è proprio questo, soprattutto questo, questa nitida, documentata, potente filiera di snodi storico-politici, non prendiamoci in giro! E, ancora, prima del pastrocchio, il merito è la pratica di questo capo di governo che si arroga il diritto di fare tutto da solo, come se la Costituzione fosse cosa sua, agitando i peggiori fantasmi di una catastrofe italiana nel caso vinca il no, pur di portare a caso lo scalpo di una Costituzione che gli fa da impiccio nella carriera. E’ questo che vuole, ridurla a legge qualsiasi, in qualsiasi momento modificabile. E’ il tributo che deve pagare ma d’altra parte è anche quello che pensa sia il “verso giusto” delle cose. E per questo cavalca, con onnivora voracità, attraverso gli spazi del sistema mediatico, ormai un unicum con lui e con ogni politica di potere, le peggiori forme, i peggiori avventurismi della demagogia populista dall’alto. Per questo si rivolge apertamente a quella “maggioranza silenziosa”, che spesso nella storia moderna, non solo italiana, è stata invocata e mobilitata per riportare ordine contro conflitti e movimenti che non si riusciva a riportare all’ordine. Nella storia che ho conosciuto da vicino c’è quella dei “quarantamila della Fiat” – erano diecimila in realtà – che misero fine – la vicenda fu esemplare da molti punti di vista – all’anomalia di tutto ciò che il movimento operaio della Fiat allora rappresentava. Renzi insomma fa tutto all’eccesso perché alla fine ci sia la legge di sua invenzione, fatta a ricalco delle istruzioni ricevute. Un pastrocchio, diciamo noi criticamente, che piace però a chi deve piacere, anche all’implacabile Wolfgang Schauble, ministro delle finanze tedesco. I continui endorsement dai poteri che contano sono per Renzi pura adrenalina.
Insomma si stanno giocando le ultime mosse di una partita seria da molti punti di vista. Anche per una parte grande del no è stata una partita molto seria e presa molto sul serio. Molti giovani e molte donne, si sono impegnate con passione per l’obiettivo di evitare all’Italia il capitombolo costituzionale preparato dal governo. Anche molti uomini, ovviamente. La loro ostinazione ad andare avanti e fare di tutto per il no, nonostante le crescenti difficoltà a farsi sentire, ha dato forza, bellezza, speranza a questa partita

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Un NO per fermare un futile e pericoloso nuovismo.

di Antonia Pagano

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Entro nella vicenda referendaria da appassionata di politica  perché, come ha sempre sostenuto Rossana Rossanda, non siamo noi a cercare la politica ma è la politica che entra nelle nostre vite.

Le nostre vite di cittadine e cittadini sono regolate anche dal contratto fondamentale su cui si regge la convivenza civile in un Paese: la Costituzione.

I fautori della riforma che modifica ben 47 articoli, sostengono che la carta Costituzionale è obsoleta e che va adeguata al concetto di democrazia 2.0 di cui si sentono paladini i nostri governanti. Se gli attuale governanti avessero un minimo senso civico, non dico la cultura dei grandi legislatori come i padri e le madri costituenti, avrebbero dovuto esimersi dal mettere le mani su un Documento particolarmente delicato.  Per quale motivo? Per un motivo molto semplice. L’attuale Parlamento è stato eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Avrebbe dovuto mettere a punto una legge elettorale che desse coerenza e correttezza e andare subito a nuove elezioni. Questo governo, che ha a capo un presidente del consiglio che non è passato da un voto popolare, non contento della forzatura istituzionale, mette le mani pesantemente sulla legge per eccellenza del nostro Paese.

Le fanfare della maggioranza tutti i giorni ci assordano con affermazioni ridicole. “Il Paese aspettava una riforma costituzionale da 30 anni”. Nella mia cerchia di amicizie, nell’ambito lavorativo e in altri ambiti politici, non ho mai sentito una sola voce levarsi ed affermare che la cosa più urgente per l’Italia fosse la revisione costituzionale! Molte volte invece ho sentito dire che la nostra Costituzione è basata su principi di equità e giustizia ma che questi principi sono spesso disattesi. La riforma su cui si andrà a votare prevede che si favorisca l’attuazione del dettato  costituzionale ? Niente affatto. La revisione costituzionale interviene riducendo drasticamente la sovranità popolare e a aumentavano smisuratamente il potere esecutivo.

Ecco cosa ho capito di questa riforma:

  1. Il risparmio propagandato è risibile e i conti sono stati fatti dalla ragioneria dello stato. Il problema non sono i costi della politica ma il problema più grosso sono gli sprechi: gli studi sulla fattibilità del ponte di Messina, la Tav a Firenze, strutture mai completate, enti per la soppressione di enti, le mafie e la corruzione che fanno lievitare i costi delle opere pubbliche, ecc.
  2. Il Senato non sarà elettivo così viene fortemente limitato  l’universalità del voto. I senatori saranno nominati nell’ambito delle regioni usando il manuale Cencelli: una spartizione tra i partititi. Secondo il governo, Sindaci dei capoluoghi di regione e consiglieri regionali hanno poco di cui occuparsi pertanto a costoro occorre anche un altro impiego a Roma, in Senato.
  3. Secondo la riforma non è prevista un’indennità ma nulla toglie che il governo vari un decreto e gli Italiani sono stati presi in giro.
  4. Nel senato della riforma costituzionale non ci saranno più i rappresentanti degli italiani all’estero a cui però è stato chiesto il voto su questa riforma.
  5. Non è un Senato delle Regioni in quanto non vi è nessun accenno nel progetto di riforma.
  6. Si crea una sproporzione enorme tra le due camere. Sarebbe stato auspicabile dimezzare il numero dei deputati e quello dei senatori diversificando le funzione tra le due camere. Perchè non è stato fatto?
  7. I fautori della riforma enfatizzano la possibilità di discussione delle leggi di iniziativa popolare alla Camera. Falso. Già oggi sussiste la possibilità delle leggi di iniziativa popolare ma il Parlamento è sempre impegnato con le urgenze dettate dal governo e le leggi di iniziativa popolare giacciono nel dimenticatoio.
  8. I fautori della riforma sostengano che sia utile approvare le leggi a data certa. Questa necessità mi sembra una vera e propria idiozia. Le leggi dello Stato non sono un treno che deve essere in orario. Le leggi dello Stato regolano la vita di un Paese e necessitano del tempo utile alla discussione e al dibattito. Questo Parlamento è molto produttivo e viene approvata una legge ogni 3-4 giorni. Il Governo, questo governo, impone la fiducia in modo smisurato e non è detto che il ricorso alla fiducia sarà limitato ai casi di urgenza.
  9. L’elezione del Presidente della Repubblica sarà deciso dalla Camera dei Deputato essendo l’apporto del Senato (100 membri) del tutto ininfluente.
  10. Se da una parte si abbassa il quorum nei referendum popolari, è vero che diventerà molto difficile proporre un referendum in quanto viene innalzato il numero di firme.

Ci si dovrebbe porre una domanda banale: perchè i gruppi finanziari, le grandi banche, i grandi imprenditori sostengono questa riforma? Sono gli stessi gruppi che hanno messo in ginocchio la Grecia. Il potere finanziario è quello che domina ormai le economie e per poter imporre i sui dettami ha bisogno di potere accentrati in poche mani. Le democrazie popolari sono considerati un ostacolo per imporre tassi, spread, e politiche monetarie.

Tutti i passi di questo governo vanno verso un’idea di società molto verticistica. La riforma della scuola va in questo senso, il jobs act va nella medesima direzione, la nuova modifica del capitolo V della costituzione riporterebbe molti poteri a Roma (non per i baracconi  mangiasoldi delle regioni a statuto speciale).

Se la riforma costituzionale si legge insieme alla legge elettorale, diventa ancora più evidente la deriva verticistica indirizzata a ridurre gli spazi di democrazia. La legge elettorale detta “italicum” è stata pensata sull’euforia per il voto europeo quando il PD raccolse il 40% dei consensi. Ecco da dove nasce che il partito che prende il 40% dei consensi prenderebbe un premio di maggioranza e governerebbe in modo del tutto indisturbato e peggiorando ulteriormente il “porcellum” bocciato dalla Corte costituzionale. Ciò significherebbe che saremmo governati da una maggioranza assoluta espressa solo da circa 20% degli aventi diritti al voto. Questa è democrazia? In tutti gli stati il bipartitismo è in crisi, dal Regno Unito alla Germania, persino negli USA dove la candidata verde ha ottenuto un buon risultato. 

Concludo con una  citazione di Calamandrei: “Quando si tocca la Costituzione il Governo dovrebbe uscire dal Parlamento”. Renzi e Boschi hanno fatto l’esatto contrario.

Votare no non è una scelta di conservazione, è una scelta di cura e di protezione della legge fondamentale della nostra comunità.

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La trappola del referendum e il mio NO al governo dei voucher – di Franco Berardi Bifo

Non so a voi ma a me questo referendum mi dà un po’ di angoscia senza esagerare, intendiamoci. Le ragioni sono molteplici e cerco di raccontar(me)le. I miei amici litigano fra loro astiosamente, si arriva al punto che qualcuno cancella da Facebook quelli che votano SI, o quelli che votano NO. Potrei anche sopportarlo,

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